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1. Le prime pagine 

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Roma - CORRIERE DELLA SERA - In apertura: “Pensioni, allarme di Berlusconi”. Editoriale di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella: “Noi italiani senza memoria”. Di spalla: “Previdenza, quel premio garantito agli autonomi”. Al centro: “Paura per Bill Clinton: operazione al cuore” e “Bertolaso: vittima dell’invidia. Io non ho tradito il Paese”. A destra: “Teheran soffoca la piazza. Ma il dissenso resta vivo”. In basso: “Si è ucciso McQueen, genio della moda” e “Lourdes, film lugubre e ateo. E i cattolici lo premiano”. 

LA REPUBBLICA - In apertura: “Appalti e sesso, bufera su Bertolaso”. Editoriale di Ezio Mauro: “La grande deroga” e di Gad Lerner: “La donna tangente”. Di spalla: “Scontri in Iran le milizie sparano sui manifestanti”. Al centro: “Ue, per la Grecia solo promesse” e l’analisi di Andrea Bonanni: “Partita a poker con i mercati”. In basso: “Bill Clinton operato al cuore” e “L’amarezza di Barbara per le scelte di papà Silvio”. In un riquadro: “Milano, arrestato consigliere Pdl mentre intasca una mazzetta”.  

LA STAMPA - In apertura: “Il premier: Bertolaso non si tocca”. Commenti di Gian Enrico Rusconi: “Ci hanno lasciati soli” e Francesco La Licata: “Ma nessun processo breve”. In alto: “Scontri a Teheran. La polizia spara sull’onda verde”. Commenti di Lucia Annunziata: “Adottiamo un iraniano” e Francesco Sisci: “Pechino non ci crede”. Al centro con fotonotizia: “Mandela, 20 anni da uomo libero”. A destra: “Berlusconi: ‘Le pensioni pesano troppo sui bilanci’” e “Dall’Europa niente soldi per la Grecia” e ancora “La Bce: stop alle misura anti crisi”. In taglio basso: “Milano, consigliere Pdl prende i soldi e scappa” e “Vercelli, in manette il presidente della Provincia”. In basso: “Veronesi: l’ospedale non è un carcere”.  

IL GIORNALE - In apertura con fotonotizia: “Sesso e soldi. Le solite trappole”” di Vittorio Feltri. Commenti di Vittorio Sgarbi: “Ora basta, l’eros va depenalizzato”, di Annamaria Bernardini de Pace: “Non chiamatele escort ma prostitute” e Alessandro Meluzzi: “Le procure alla guerra del gossip”. Al centro: “Milano, arrestato mentre incassa la tangente”. In un boxino: “De Luca, dopo mamma e papà è indagato anche il figlio”. In basso: “Lerner querelato perfino da suo padre” e “Perché Milano ha venduto la sua moda al Diavolo”.  

IL SOLE 24 ORE - In apertura: “Piano a metà per la Grecia”. Editoriale di Stefano Folli: “Emergenza il segno del destino di Bertolaso”. In alto: “Il caso Bertolaso. Ipotesi tangente. Il premier: i pm si vergognino. Sulla costituzione della spa il governo va avanti”. Di spalla “Idee” di Diego Della Valle: “Settimana troppo corta danno lungo per la moda”. Al centro con fotonotizia: “Moda. Addio allo stilista Alexander McQueen” e “Fiat, via alla joint russa. Marchionne a Scajola: su Termini cooperiamo”. In taglio basso: “Storia del cibo: il derby sbagliato tra essere e mangiare”. 

IL MESSAGGERO - In apertura: “Appalti e favori, la difesa di Bertolaso”. Editoriale di Carlo Jean: “La protervia dell’Iran preoccupa il mondo”. In taglio altro: “Olimpiadi al via ma è scandalo doping: 30 atleti positivi”. Al centro: Pensioni, allarme europeo” e “Iran, fuoco sui manifestanti”. In basso: “Attacco cardiaco, operato Bill Clinton” e “Il giudice confisca il ‘Lisippo’”.  

IL TEMPO - In apertura: “Poverini in corsia di sorpasso”. Editoriale di Mario Sechi: “Ma per vincere servirà un Pdl a trazione integrale”. In taglio alto: “Voto e in curva e partiti nel pallone” e “Acea, ultimo fortino del veltronismo”. Al centro: “Bertolaso attacca: sesso? Era fisioterapia” e con fotonotizia: “Corona: ‘Una cupola ricatta i clienti dei trans’”. In basso: “La Lega odia tanto Roma da fare harakiri in Aula” e “Vancouver. Tutto pronto per le Olimpiadi senza neve”.  

L’UNITÀ - In apertura con fotonotizia: “L’odore dei soldi”. In basso: “Teheran ferma con le pallottole l’Onda verde” e “Tangenti a Milano. Pennisi, Pdl come Chiesa: preso con una mazzetta”.  

LIBERO - In apertura: “Bertolaso racconti tutto” di Maurizio Belpietro. Al centro: “Qualcosa non torna nelle carte dei pm”. A destra “Elezioni in tv” di Giampaolo Pansa: “Santoro spento porta voti alla sinistra”. In taglio basso intervista a Casini: “Mai più allenaze con il Pd”, “Bersani andrà a Sanremo. Ma non sono canzonette” e “Annozero. Michele festeggia lo stop e fa il martire in diretta”. In basso l’“Appunto” di Filippo Facci: “Piccole toghe crescono”.  

AVVENIRE - Apertura sull’Iran: “Festa e morte”. Editoriale di Luigi Geninazzi: “A Teheran la vera bomba è la voglia di libertà”. In taglio alto: “Allarme Grecia: l’Ue si muove ma vuole garanzie”. Al centro: “Il Papa: un’‘alleanza’ tra malati e sacerdoti” e “Bertolaso: accusa infamante. E il premier: lui non si tocca”. (red)

2. Inchiesta Firenze, Balducci stava per fuggire

Roma - “Volevano lasciare Roma. Angelo Balducci e Diego Anemone avevano deciso di partire mercoledì, il giorno in cui sono scattati gli arresti”. Questa la cronaca del CORRIERE DELLA SERA. “Il mancato viaggio fa ipotizzare al gip Rosario Lupo il ‘concreto e attuale pericolo di fuga’: uno dei motivi alla base dell’ordinanza di custodia. Sono soprattutto due intercettazioni a mettere in allarme i magistrati. Il 1° febbraio alle 16.12 uno degli autisti di Balducci, Armando Coppi, spiega al telefono: ‘A fine settimana prossima, l’11, parte’. L’altro: ‘È una cosa seria?’. ‘Serissima. Dopo ne parliamo a voce e non ci siamo sentiti però, mi raccomando’. Un’ora dopo, alle 17.10, Anemone comunica a Manuel Messina che andrà a Madrid: anche lui l’11. L’imprenditore è uno dei fondatori del Salaria Sport Village, sequestrato nell’inchiesta sui Mondiali di nuoto. Proprio lì, il 21 settembre 2008, aveva progettato di organizzare ‘una festa megagalattica’ per Guido Bertolaso. Un capitolo dell’ordinanza è sul terremoto in Abruzzo. Su Balducci e Anemone il gip sottolinea ‘il cinismo dei due, che non esitano a programmare speculazioni in sede di ricostruzione’. Ma è un’intercettazione del 6 aprile 2009, il giorno del sisma, che ieri ha fatto rabbrividire il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, e non solo. L’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli è al telefono con suo cognato Gagliardi. G.: ‘Oh, ma alla Ferratella (dove si gestiscono i "Grandi eventi", ndr) occupati di ’sta roba del terremoto, perché qui bisogna partire in quarta subito. Non è che c’è un terremoto al giorno’. P., ridendo: ‘No, lo so’. G.: ‘Così per dire, per carità, poveracci’. P.: ‘Eh certo, io ridevo stamattina alle tre e mezzo dentro il letto’. G.: ‘Io pure, va buò, ciao’. Cialente è furibondo. È offeso e con lui lo è L’Aquila intera. ‘Sono parole che fanno ribrezzo— sbotta —. È una discussione fra due sciacalli: mi aspetto le loro scuse, non a me ma alla città’. Non sono i soli, i costruttori, a volersi spartire la torta degli appalti. Nell’inchiesta ‘è emerso l’interessamento anche di soggetti legati alla malavita organizzata di stampo mafioso, che controllano cordate di imprese’. Le intercettazioni, ancora tra Piscicelli e il cognato, rivelano che il primo, ‘aveva dovuto contrarre un prestito di 100 mila euro con soggetti campani per soddisfare alcune richieste avanzategli dall’"ufficio di via della Ferratella"‘. Il 22 marzo 2008 l’imprenditore confida a Gagliardi: ‘Son quella gente che è meglio che ci stai lontano... se si sgarra è la fine... quello vanno trovando... io già l’altra volta dal cinque al mese sono passati al dieci’. Sono 24 gli indagati, fra cui Claudio Rinaldi, commissario dei Mondiali di nuoto dopo Balducci: già accusato di abuso d’ufficio, ora lo è anche di corruzione. Coinvolti anche due avvocati, Raffaella Diana Belmonte di Tarsia e Guido Cerruti, e due magistrati della Corte dei Conti, Mario Sancetta e Antonello Colosimo. Oggi gli interrogatori di garanzia per i 4 arrestati. È probabile che non risponderanno alle domande del gip, ma Balducci, difeso dagli avvocati Franco e Francesca Coppi e Roberto Borgogno, potrebbe decidere il contrario”. (red)

 3. Inchiesta Firenze, Bertolaso: Mi hanno tradito ma resto

Roma - “‘Cominciamo dai soldi: pensare che si possa imbonire o addirittura comprare con 10.000 euro uno come me, che ha gestito lavori per centinaia di milioni, è perfino umiliante’. Così il capo della Protezione Civile intervistato dal CORRIERE DELLA SERA. “I carabinieri la ritengono un’ipotesi di ‘una certa fondatezza’, dottor Bertolaso, ed evidentemente non pensano a 10.000 euro... ‘Penso di avere gli elementi per dimostrare che si sbagliano. Poi c’è la questione delle donne che mi dà molto fastidio, è imbarazzante’. La voce del capo della Protezione civile, al primo piano del palazzone sulla via Flaminia che ospita il Dipartimento, si abbassa di tono, tossisce, sceglie con cura le parole: ‘Sono molto rammaricato perché questa signora Francesca di cui si parla è una fisioterapista brava, per bene e molto seria, a cui ricorrevo per combattere lo stress e il mal di schiena di cui soffro spesso’. Secondo il giudice ci sono intercettazioni ‘a volte del tutto esplicite e fortemente eloquenti’ da cui s’intuiscono ‘prestazioni di natura sessuale’. ‘Chiarirò tutto con i magistrati, per quello che mi riguarda la realtà è quella che ho appena detto. Vede, il Salaria Sport Village è un circolo di 6.000 iscritti e io sono uno di loro, ho evitato i Club che stanno sul Tevere, frequentati dall’élite romana, perché mi piace stare in mezzo alla gente comune’. Dalle carte dell’inchiesta sembra che a volte il Centro massaggi venisse chiuso per garantirle discrezione. ‘Anche questo lo vedremo, spero di poter essere interrogato già la prossima settimana’. Sospetta di essere capitato in un giro di persone che volevano imbastire intorno a lei quello che è diventato famoso come ‘sistema Tarantini’, escort in cambio di favori e lavori? ‘Se qualcuno l’ha fatto ha sbagliato, perché con me quel sistema non funziona. Con altri non so. Del resto io vivo sotto scorta, possono ascoltare gli uomini che mi seguono dappertutto’. Per non destare sospetti, non crede che avere rapporti troppo cordiali con gli imprenditori a cui si affidano appalti senza gare sia poco opportuno? ‘Io non ho dato gli appalti del G8 alla Maddalena, non li ho seguiti direttamente né personalmente. Ha gestito tutto Angelo Balducci (arrestato l’altro ieri, ndr), uno che è diventato presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, cioè la massima autorità in Italia: non mi pare di aver affidato l’incarico al primo che passava per strada. Con lui ho lavorato per anni e non ho mai avuto ragione di dubitare, se ha delle responsabilità saranno i magistrati ad accertarle’. E l’imprenditore Anemone, arrestato anche lui, che secondo il giudice parlava e s’incontrava spesso con lei? ‘L’avrò visto tre o quattro volte. Avevo rapporti con lui come con tanti altri che conosco, ma questo non può essere motivo di scandalo se tutto avviene nella trasparenza, che io ho sempre rispettato. A me dispiace che si parli di questa storia come di uno scandalo, mentre abbiamo fatto una grande modifica ambientale su un’isola come la Maddalena’. A costi un po’ alti se è vero che un albergo è costato quasi 4.000 euro a metro quadro. ‘E’ ovvio che costruire lì costa più che altrove, la Maddalena non è Ostia! E noi abbiamo fatto tutto in dieci mesi, quando normalmente ci sarebbero voluti dieci anni...’. Per questo diceva a Balducci che bisognava sbrigarsi con le gare, approfittando che il presidente della Sardegna Soru era impegnato nella campagna elettorale? ‘Ma no! Abbiamo fatto tutto in pieno accordo con Soru, abbiamo le carte che lo dimostrano. Lì davvero bisognava avere in fretta il capitolato del bando, sennò non ce l’avremmo fatta con gli arredamenti e il personale. Ci siamo riusciti, e quando aprirà la stagione e gli alberghi saranno funzionanti vedremo se si tratta di cattedrali nel deserto, come qualcuno dice, oppure una ricchezza per quell’isola, come penso io’. Oggi Berlusconi è tornato ad attaccare i magistrati. Anche lei si sente vittima di un complotto giudiziario? ‘Il presidente Berlusconi parla per la stima che ha per me, e che io ricambio perché quello che mi ha permesso di fare lui in Campania e in Abruzzo non l’avrebbe fatto nessun altro, e come uno che ha molti procedimenti penali pendenti: che abbia una certa animosità nei confronti dei magistrati è comprensibile. Io ho grande fiducia nella magistratura di Firenze, come in quella di Napoli’. Ma se i giudici sono bravi e lei non ha fatto nulla di male, che cosa può essere accaduto per farla ritrovare con un avviso di garanzia per corruzione? ‘Non lo so. Nel mestiere che faccio ci sono due rischi: da un lato commettere errori e incappare in qualche illecito; dall’altro acquistare visibilità, popolarità e invidie. Quando mi hanno chiesto che cosa provassi sapendo che nella classifica della popolarità venivo subito dopo il presidente Napolitano e prima del Papa, risposi che in quella situazione la mia preoccupazione era che qualcuno mi facesse trovare con una bustina di cocaina in tasca. Forse è ciò che sta accadendo’. E chi avrebbe messo la bustina? ‘Non lo so, aspetto l’esito dell’inchiesta’. Non pensa di essere stato almeno superficiale nelle frequentazioni un po’ troppo cordiali con certi imprenditori? ‘Ma non ci sono state! E se mi chiede se qualcuno può aver tradito la mia fiducia le rispondo che può pure essere, ma non ho elementi per sostenerlo. Anche perché tutti sanno qual è il mio stile, rigoroso prima di tutto con me stesso e con i miei collaboratori’. Nemmeno ritiene di aver tradito la fiducia di quegli italiani che le hanno tributato tanta popolarità? ‘La mia amarezza maggiore è proprio questa, e io resto al mio posto anche per dimostrare che non ho tradito la fiducia di chicchessia. Ma le dimissioni io non le ho ritirate, il governo le ha respinte e io ho il dovere di continuare a fare il mio lavoro. Ma se domattina le accetteranno mi farò da parte senza problemi’. Perché in Italia ogni opera diventa un Evento da gestire con misure straordinarie, anche quando si tratta della celebrazione di un anniversario, prevedibili con quanto anticipo si vuole? ‘E io che ne so? Certo non dipende da me. Io so solo che se la direttrice di una circoscrizione di Roma dice che bisogna chiamare me per fare un asilo, io non mi tiro indietro. Non sono io che sgomito per fare le cose, mi chiamano. E dovrei restare fermo a guardare l’impotenza del mio Paese? No, se ho gli strumenti per dare una mano lo faccio volentieri’”. (red)

4. Inchiesta Firenze, Berlusconi: I pm si vergognino

Roma - “‘I magistrati si devono vergognare: Bertolaso non si tocca’. E la legge sulla Protezione civile spa ‘andrà avanti. Andremo avanti su tutto’. Finito il rapido consiglio europeo sulla crisi finanziaria della Grecia, il presidente del consiglio compie la tradizionale visita al suo negozio preferito di chincaglieria e antiquariato: anche questa volta ha comprato una statuetta di bronzo raffigurante una slanciata figura femminile”. Scrive LA REPUBBLICA: “E come aveva fatto il giorno prima attacca con asprezza i magistrati che gli rispondono: ‘Non scendiamo sul terreno degli insulti, - replica il presidente dell´Anm Luca Palamara - ma facciamo quello che la Costituzione ci impone’. Il premier difende a spada tratta l´uomo dei ‘miracoli. Escort? Favori? Berlusconi è sicuro che non ci sia nulla di vero e accredita la tesi dell´equivoco: ‘Ho parlato con Bertolaso, so che aveva mal di schiena e andava da una fisioterapista, una signora di mezza età che, tra l´altro, oggi è in ospedale per farsi operare per un problema alla spina dorsale. Quindi tutte queste cose qui sono assolutamente non accertate, non vere e infondate’. Così come non è concepibile, per Berlusconi, mettere sotto inchiesta chi opera bene per una sola, eventuale, ‘mela marcia’. ‘Ci può essere qualche irregolarità da parte di chi opera nel bene, è anche giusto, ma non lo dico riferendomi a Bertolaso. - sostiene il premier - Se uno mette il telefono sotto controllo per due anni, si alzi in piedi chi pensa che non ci possa essere qualcosa di scandaloso’, però ‘non si tratta di reati’. Quindi ‘se una persona opera bene al 100% e c´è un 1% discutibile, questo va messo da parte, mi sembra una cosa di buon senso che non è difficile da capire’. Così come ‘anche una azienda piccola come quella di Grottaferrata può fare benissimo i lavori, e li ha fatti benissimo. Non vedo dove sia lo scandalo, non capisco questi pm’ che muovono una ‘azione persecutoria’. Ma dall´opposizione arriva la richiesta di dimissioni. Di Pietro presenta una mozione di sfiducia al sottosegretario. Dario Franceschini a Repubblica tv conferma: ‘In un Paese non anomalo una persona in quella situazione, anche per difendersi meglio, rassegna le dimissioni. Noi abbiamo apprezzato la sensibilità mostrata da Bertolaso. Sta ora a lui confermare quella sensibilità istituzionale’. Il segretario del Pd Bersani è d´accordo e, come Franceschini, chiede al governo di rinunciare al decreto per trasformare la Protezione civile in una spa che si occupa senza controllo di qualsiasi evento. Berlusconi liquida questa richieste. ‘L´opposizione chiede le dimissioni? È uno sport che mi trova assolutamente contrario. Ricorrono a questi atti per invidia...’. E il capo della Protezione civile ‘deve resistere ancora con più forza: certo, se poi decide di mandare tutto al diavolo...’, conclude il premier che non può escludere definitivamente la decisione di lasciare. Per chiudere un ultimo attacco ai magistrati: ‘Siamo alla presenza di un imbarbarimento, di un avvelenamento della vita civile che è difficile da sopportare’. Infine, entrando in macchina, scandisce due volte: ‘Si ver-go-gni - no’”. (red)

5. Inchiesta Firenze, Francesca fisioterapista e non escort

Roma - “Francesca l’addetta alla ‘ripassatina’ a Bertolaso non è una escort, ma una fisioterapista”. Questa la cronaca de LA STAMPA. “Certo, le frasi nelle intercettazioni erano interpretabili al peggio (‘Sono Guido, buongiorno...sono atterrato in questo istante dagli Stati Uniti... se oggi pomeriggio Francesca potesse... io verrei volentieri... una ripassata’, ma è intervenuto Berlusconi in persone a tradurle in chiaro: ‘Queste cose sono assolutamente accuse infondate, non vere, come al solito. Ho parlato con Bertolaso, so che aveva mal di schiena ed andava da una fisioterapista, una signora di mezza età che tra l’altro oggi è in ospedale a farsi operare per un problema alla schiena’. Niente favori sessuali dunque, come spiega in serata anche Bertolaso definendo il tutto un equivoco. Anche se negli atti ci sono i nomi di altre due donne che sarebbero state oggetto di favori sessuali, Monica e Regina, di cui però al Salaria Sport Village, che sarebbe il luogo degli incontri, non c’è traccia. E l’invito alla ‘mega festa’ con altre signorine Bertolaso, agli atti, lo ha rifiutato. Di Francesca invece le tracce si perdono a un certo punto quando cerchi di varcare la soglia del centro estetico, due piani vicino alla palestra dove è possibile prenotare la stanza dei sogni, con un soffitto stellato, o quella oceanica, tutta blu, o la orientale per massaggi in relax. Se oggi vuoi un massaggio ti devi accontentare di Sara. ‘Francesca non c’è’, dice una collega che ti sbatte in faccia la sua rabbia: ‘Non siamo escort, voi rovinate le persone’. Francesca è in malattia per un problema alla spina dorsale. Otto ore sotto ai ferri, ieri. Di lei si sa che ha 45 anni, un contratto regolare, che è stata segnalata da Laura la responsabile del centro estetico poco dopo l’apertura del circolo. E che prima del Salaria aveva una attività in proprio. ‘E’ una bravissima fisioterapista richiestissima per i dolori intramuscolari, ha clienti che vogliono solo lei e tra loro Bertolaso’, racconta un’altra collega infrangendo il muro di silenzio. E quando ti aggiri per questo gigantesco centro con mille piscine, alloggi per gli atleti, ristoranti, sale da cerimonia e campi da tennis, i pochi clienti che oggi circolano (‘gli altri dopo aver letto i giornali si sono tenuti alla larga’, fa sapere un lavorante con aria da cospiratore’) preferiscono non rispondere. Silvia, responsabile delle pubbliche relazioni spiega che ‘qui ci sono molti vip che non vogliono essere disturbati’. E tra i vip avvistati il tennista Nicola Pietrangeli, il comico Masciarelli e l’ex calciatore Sebino Nela. Una signora in tenuta da tennis dice che di ‘Francesca qui ce ne sono due: quella del Beauty e la bellissima guardarobiera delle feste’. Perché qui di feste se ne danno un sacco, da quelle in stile ‘Salsa’ alla carnevalata di sabato prossimo. Ma, dice un socio, ‘mi sa che c’è poco da festeggiare’”. (red)

6. Inchiesta Firenze, l’esecutivo fa quadrato

Roma - “È improbabile che il sottosegretario Guido Bertolaso si dimetta. E se lo dovesse fare, non sarebbe certo su pressione del governo”. Lo scrive Massimo Franco nella sua “Nota” sul CORRIERE DELLA SERA. “Silvio Berlusconi conferma la volontà di difendere tenacemente il proprio collaboratore. Non soltanto per i grandi risultati ottenuti durante l'emergenza dei rifiuti a Napoli e nell'organizzazione del G8 all'Aquila dopo il terremoto. L'inchiesta aperta nei confronti di Bertolaso e di altri dirigenti della Protezione civile rappresenta, agli occhi di Palazzo Chigi, un terreno privilegiato nello scontro con una parte della magistratura. Il presidente del Consiglio rilancia volutamente la polemica. I pm ‘si vergognino’, dice. ‘Bisogna resistere ancora con più forza’. In parallelo annuncia che il decreto che riforma la Protezione civile, accrescendone poteri e discrezionalità, andrà avanti. Ed a quanti chiedono un passo indietro di Bertolaso, il premier risponde che si tratta di persone inclini ad ‘atti di invidia’. Non si capisce se si riferisca solo all'opposizione, o anche a chi nel Pdl soffre per l'ascesa del sottosegretario; e ne pregusta il ridimensionamento. le e sui precedenti Ma se Bertolaso fosse costretto a lasciare, metterebbe in difficoltà il governo. Da mesi, Palazzo Chigi considera prioritaria la resistenza alla cosiddetta ‘giustizia politica’. Se ‘l'uomo del G8’ fosse travolto dalle indagini, crollerebbe un pezzo fondamentale della fortezza costruita dal Cavaliere. È il motivo per il quale il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, garantisce in questa fase la ‘nostra totale fiducia’ a Bertolaso. Berlusconi riconosce ‘grande serietà’ al capo della Protezione civile per avere dato e poi, su sua insistenza, ritirato le dimissioni. L'accusa di corruzione per alcuni appalti del G8 nell'isola della Maddalena viene respinta come ‘infamante’ da Bertolaso, che con uguale forza smentisce episodi scabrosi che lo riguarderebbero. Rifiuta anche l'ipotesi di legami inquietanti fra decreto sulla Protezione civile e inchiesta giudiziaria. Nella confusione, sembra allungarsi qualche ombra anche sui governi di centrosinistra. L'opposizione contesta la trasformazione della struttura in società per azioni. Le operazioni in Campania e in Abruzzo sono state condotte con una rapidità ed un'efficacia indubbie, ma a scapito del controllo delle procedure. Si tratta di successi che Berlusconi ha sfoggiato come fiori all'occhiello sul mano interno e internazionale. Per questo il caso Bertolaso è un episodio che Palazzo Chigi vuole ridimensionare e, se possibile, ribaltare al più presto”. (red)

7. Giustizia, su intercettazioni il centrodestra accelera

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Roma - “Al Senato, il voto di fiducia sul ‘Milleproroghe’ ha fatto slittare l’esame in commissione del ddl sul legittimo impedimento e, di conseguenza, il voto definitivo in aula per lo scudo processuale che protegge il premier e i ministri è posticipato a marzo”. Questa la cronaca del CORRIERE DELLA SERA. “C’è poi il decreto sulle procure disagiate da convertire entro fine mese e il recentissimo decreto Alfano, quello che salva 338 processi di mafia incardinati nei tribunali ma che rischia anche di sovraccaricare di lavoro le corti d’Assise, che non è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale perché ancora ieri il Quirinale suggeriva limature al testo. In mezzo a questo ingorgo legislativo, governo e Pdl hanno però riaperto il dossier intercettazioni telefoniche (il ddl Alfano è stato approvato molti mesi fa alla Camera con la fiducia ma poi era stato fermato) anche perché il ciclone giudiziario abbattutosi su Guido Bertolaso e sulla Protezione civile hanno riportato il tema all’ordine del giorno. L’appuntamento con la commissione Giustizia presieduta da Filippo Berselli è fissato per mercoledì 3 marzo, giorno in cui scade il termine per la presentazione degli emendamenti: il testo che impone un giro di vite anche sulla pubblicazione delle intercettazioni, spiega Berselli, ‘non è blindato ma l’opposizione non può pensare di stravolgerlo’. Alla Camera, con la mediazione di Giulia Bongiorno che lo ha definito ‘il miglior testo possibile’, si era giunti all’interno del Pdl alla formula ‘evidenti indizi di colpevolezza’ per fissare il presupposto di avvio delle intercettazioni. La valutazione oggettiva (oggi, invece, bastano i ‘gravi indizi di reato ‘ per far partire l’ascolto) pone comunque molti problemi alla polizia e ai magistrati. Basta pensare ai procedimenti contro ignoti (nell’immediatezza di un omicidio ora si può mettere sotto ascolto pure un intero condominio) e al tempo limitato (60 giorni) previsto dal ddl Alfano. C’è poi il problema della mafia: il testo prevede un doppio binario per il 416 bis ma non per i reati ‘satellite’ (estorsioni, reati ambientali, ecc.) per i quali si potrà intercettare solo dopo aver trovato ‘evidenti indizi’ sul vincolo mafioso. Su questi punti, spiega il relatore Roberto Centaro (Pdl), ‘ci sarà un giro di consultazioni in casa (Pdl, ndr) prima di mettere mano agli emendamenti. Tutto si può scrivere meglio’. Il testo varato dalla Camera prevede un blackout totale per la pubblicazione delle intercettazioni nella fase delle indagini preliminari e, addirittura, la distruzione per quelle non attinenti le indagini. Il Pdl su questo divieto assoluto non intende tornare indietro. Invece, la maggioranza si preparerebbe a un altro giro di vite per limitare le indagini a rete: basterebbe un emendamento per stabilire che le intercettazioni non sono più utilizzabili se cambia il titolo del reato nel corso del procedimento (è questo il caso dell'inchiesta fiorentina che solo in un secondo momento ha puntato su Bertolaso).Ma prima di tutto questo, il governo deve portare a casa il legittimo impedimento (‘Il testo è blindato’, conferma il relatore Mugnai) e i decreti in scadenza. L'ultimo ddl, quello sui processi di mafia a rischio, è stato bloccato e ieri sera non compariva ancora in Gazzetta. ‘Limature tecniche’, spiegano in Via Arenula. Il decreto, che piace solo in parte al Pd, incassa l'appoggio di molti parlamentari del Pdl, tra cui Luigi Vitali: ‘Ero e resto assolutamente favorevole al decreto, era l'unica cosa da fare perevitare che venissero vanificati i processi di mafia in corso’”. (red)

8. Giustizia, Formica: Toghe rosse? No erano deviate

Roma - “‘E se non fossero state rosse?’. Comincia così l’intervista all’ex ministro socialista Rino Formica al CORRIERE DELLA SERA. “Prego? ‘Dico, le toghe. Sui genitori di questa cosiddetta Seconda Repubblica, c’è una vulgata che parla di golpe, magistratura politicizzata, toghe rosse, appunto’. Invece? ‘Si comincia a capire che non furono rosse, le toghe. La cena Contrada-Di Pietro, di cui voi del Corriere avete pubblicato le foto, e ciò che avvenne poi, ci può autorizzare a parlare semmai di magistrati deviati’. Nella bella casa in centro, accanto a Palazzo Valentini, Rino Formica non riesce a stare seduto cinque minuti di fila. Soffre di sciatica. Ma la verve polemica di un tempo è intatta. Come il gusto dell’iperbole (suo il copyright di ‘nani e ballerine’ per esempio). Come il filo di rasoio delle ‘erre’, arrotate dei suoi ragionamenti ‘ampi’. Come, in effetti, una certa dose di sassolini nelle scarpe. Sugli scaffali, Nenni e Plutarco, Spriano e Acton (‘Gli ultimi Borboni di Napoli’). Tra i vecchi sodali d’un tempo, quasi solo Cirino Pomicino (‘ne ammiro l’intelligenza’). Cosa avvenne secondo lei tra l’89 e il ’94? ‘Una crisi sistemica, di panico, tra le classi dirigenti nel triennio ‘89/’92. Nel caos si inserirono contrastanti agenzie di Paesi alleati ed ex comunisti’. Alla fine di tutta questa fase vinse Berlusconi. ‘Appunto. Come può essere una rivoluzione di toghe rosse?’. Ha saltato un passaggio: il Paese non reggeva più il sistema delle tangenti. ‘Aspetti, ragioniamo. I soggetti politici si sono moltiplicati nel frattempo: una pluralità di soggetti visibili e identificabili e, spesso, invisibili e sfuggenti’. Siamo ai ‘misteri d’Italia’? ‘Beh, c’è chi non vuole o non può disvelare le sorgenti di un’azione politica, che tanto occulte non sono’. Si spieghi meglio. ‘Se si può parlare di servizi deviati, dico io, perché è così indecente parlare di interventi di agenzie estere deviate, lobby sommerse, informazioni manipolate e giustizia mirata?’. Perché bisogna dimostrare quello che si dice, forse. ‘Io dico: vediamo questa foto di Contrada e Di Pietro. Al congresso Idv, Di Pietro, con la solita miscela di furbizia e ingenuità, ha detto: chiedete al generale Vitagliano, il padrone di casa... ma quella sera, Contrada era già sospeso dal Sisde’. Di Pietro poteva non saperlo. ‘Il problema è un altro. Di Pietro non era il titolare di Mani pulite. Lo era il pool. Quella era la riunione dei carabinieri di supporto alla polizia giudiziaria. Perché non fu investito il pool?’. E le pare sufficiente a sostenere che Di Pietro fu un magistrato ‘deviato’? ‘No. C’è un altro tassello grazie al presidente Cossiga. Due anni fa su Libero, attraverso il suo pseudonimo di Franco Mauri, ha sostenuto che nel ’90-91 l’Fbi venne in Italia per orientare la magistratura contro Andreotti e Craxi, e fece pressioni su un presidente con la K nel cognome. Lui si dimise’. Che la classe politica italiana prendesse tangenti era oggetto di barzellette da anni. C’era bisogno dell’Fbi? ‘No, qui sta il vostro errore! Nella Prima Repubblica la politica nobilitò la funzione dello sterco del diavolo come mezzo di raggiungimento di fini politici! Adesso il danaro da mezzo è diventato fine della politica: cioè il rapporto è rovesciato’. Non è colpa anche del lavoro di delegittimazione della magistratura cominciato forse proprio da voi socialisti? ‘Nooo! Noi non abbiamo mai sostenuto che bisognasse fare leggi per salvarsi dai processi. Noi abbiamo detto che il nostro sistema aveva deviazioni individuali che andavano punite penalmente e un accomodamento sistemico che andava valutato sul superamento di una soglia’. Larini, Manzi, Troielli, Mach di Palmstein... quanti superarono la soglia, e per conto di chi? ‘Lei continua a confondere ciò che è sistemico con ciò che è deviato, non ci capiamo’. Craxi, comunque, scappò. ‘Craxi si avvalse del diritto alla resistenza teorizzato anche da alcuni padri costituenti’. Craxi era un uomo dello Stato. ‘Io sto a quello che ha detto Napolitano parlando di Craxi: "Durezza senza eguali sulla sua persona...". E le dico che allora si usarono metodi rivoluzionari senza fini rivoluzionari. Agenti parapolitici internazionali...’. ... senta, persino le televisioni di Berlusconi nel ’92 appoggiavano l’inchiesta di Milano. ‘Guardi, ho per le mani un libro di Veltri, c’è un’intervista di allora del Cavaliere. Beh, gli importava solo delle tv. Diceva: "Il sistema è crollato e noi siamo più liberi". Berlusconi era un opportunista’. Lo dice lei. Molti ‘eredi’ politici di Craxi oggi lo adorano. ‘Vede, ad agosto ’92 erano usciti già i corsivi di Craxi contro Mani pulite. E ancora a settembre i comunisti, il Pds, facevano la coda dietro la porta di Bettino, perché si discuteva la loro ammissione nell’Internazionale socialista. Io ho ancora una lettera di Fassino in cui si dice: mi raccomando, sosteneteci, cambieranno tutti i rapporti. Al rientro da Berlino, dove Craxi era intervenuto in loro favore, Occhetto fece un intervento di pura aggressione contro di lui. Capisce perché tanti sono andati con Forza Italia? Il... nemico minore’. Dica, dopo tanti anni, la politica è sempre ‘sangue e merda’? ‘Beh, adesso c’è una bella differenza’. Quale? ‘Il mix. Non bisogna esagerare con il secondo ingrediente’”. (red)

9. Regionali Lazio, Franceschini: Non avrei scelto Bonino

Roma - “Nel puzzle delle candidature alle regionali, ormai completo, c´è una tessera che Dario Franceschini avrebbe volentieri sostituito: quella del Lazio”. Lo scrive LA REPUBBLICA. “Emma Bonino, dice il capogruppo del Pd alla Camera durante un videoforum a Repubblica Tv, "non è un candidato di sintesi". "Io avrei fatto una scelta diversa. Non discuto la capacità di governo della Bonino, ma avrei cercato un´altra persona, e avrei fatto le primarie. Il problema non è Santa Romana Chiesa - precisa Franceschini - ma in una coalizione ci vuole una candidatura di sintesi. Bonino ha grandi qualità e spero che sposti la campagna elettorale dalle posizioni, pur rispettabili, dei Radicali. Adesso però Emma è stata la scelta del partito e io la sosterrò lealmente". Secca la replica della Bonino: "Ognuno è libero di avere le proprie opinioni. Ovviamente non la penso così, perché ritengo che la mia sia una candidatura che unisce anziché dividere". Certo i mal di pancia nel mondo cattolico non mancano. Nell´ultimo numero del settimanale Famiglia Cristiana una lettrice scrive che il Pd, con la scelta della Bonino, "è come se ci avesse sbattuto la porta in faccia, dicendoci chiaramente che non c´è più posto per noi". La partita del Lazio, dunque, per Franceschini non è stata giocata al meglio. E se in Puglia e in Umbria le cose si sono aggiustate, "dopo settimane difficili", è stato grazie al ricorso alle primarie a cui, secondo il capogruppo pd, dovrebbe sottoporsi anche il candidato dell´Idv in Calabria, Pippo Callipo. Perché le primarie "risolvono i problemi, non li complicano". Proprio quelle primarie che nel Lazio sono mancate. Altro capitolo da rivedere, secondo Franceschini, è il rapporto con l´Udc, che ha "una ragione sociale diversa dalla nostra. E a me non piace". Il Pd non può accettare la strategia dei centristi, che vogliono "smontare il bipolarismo". Per Franceschini valgono gli accordi a livello locale e su programmi condivisi. Diverso invece il ragionamento per l´Italia dei Valori: "Le porte del Pd - dice Franceschini - devono restare sempre aperte. Questo vale anche per Di Pietro. In generale, il Pd ha bisogno di un´ala piu´ moderata e di un´ala piu´ a sinistra. Il Pd che vedo io ha dentro l´Api di Rutelli e Sinistra e liberta con Nichi Vendola". Quello che è certo invece è che con Berlusconi il dialogo non può decollare. "È impossibile fare le riforme con lui", sostiene il capogruppo democratico, che conferma anche "un netto no" al ritorno dell´immunità parlamentare. L´ex segretario del Pd però nega contrasti con l´attuale leadership del partito. "Nella sinistra c´è un virus per cui quando c´è un leader lo sport principale è indebolirlo. E´ toccato a Veltroni, poi a me. E´ un virus che va debellato. Questo non significa stare zitti. Ma parlare chiaramente, e non sui giornali. Con Bersani c´è un patto di lealtà. Senza fare assi. Chi guida un partito deve fare la sintesi delle diverse posizioni, ma mi fa orrore l´idea che adesso il problema sia indebolirlo". (red)

10. Pd, Bersani inaugura la via “popolare” e va a Sanremo

Roma - “Pier Luigi Bersani inaugura la stagione nazional-popolare del Pd con un’intervista al settimanale ‘A’ di Maria Latella, nella quale annuncia la sua presenza al Festival di Sanremo”. Lo scrive il CORRIERE DELLA SERA. “Non sul palco, ovviamente, ma tra il pubblico insieme alla figlia. Non per passione — anche se si narrano interpretazioni canore di un certo pregio da parte del segretario dei democratici— ma per una precisa motivazione politica: ‘Il Pd è un partito popolare, senza snobismi, che va dove c'è la gente. Dove la gente ha dei problemi e soffre, ma anche dove si diverte’. Del resto che su Sanremo il Pd punti molte carte del programma comunicativo lo dimostra l’annuncio che anche la tv satellitare del partito, ‘Youdem’, si trasferirà nella cittadina ligure: la direttrice Chiara Geloni vuole organizzare un vero e proprio dopofestival con uno studio montato il loco, dj e corredo di convegni organizzati (questi nel pomeriggio non nelle notti del festival) dai giovani del Pd, e finale con Bersani in studio a parlare di canzoni e forse anche a cantare. l leader del Pd, noto fan di Vasco Rossi, piacerebbe anche incontrare l’escluso Morgan: lo aveva conosciuto da ministro in occasione, per le notti bianche romane, dell’apertura del suo ministero un paio di anni fa e nei giorni scorsi lo aveva difeso. Per ora, e per gli appassionati, sull’incontro è suspense. Il successo politico della svolta bersaniana— finora la sinistra ha sempre tradizionalmente preferito i cantautori a Sanremo— sarà da valutare alla fine della competizione canora. Ma intanto dà lo spunto per un botta e risposta con FareFuturo, la fondazione di Gianfranco Fini che si getta a capofitto a chiedere di poter adottare ‘i migliori esponenti della tradizione cantautorale italiana da De Gregori a Vecchioni, da Branduardi a Battiato, da Fossati ai fratelli Bennato e Guccini’. Bersani respinge le sfida: ‘Mi dispiace per FareFuturo, che contrappone la tradizione dei cantautori a quella del Festival. A Sanremo hanno cantato e suonato in epoche diverse Gino Paoli e Luigi Tenco, Lucio Dalla e Rino Gaetano, Max Gazzè e Pino Daniele, Ivano Fossati e Vasco Rossi’. È il nuovo pantheon del Pd?”. (red)

11. Pdl, Luxuria: Non escludo candidarmi col centrodestra

Roma - “Finiti i tempi dei lanci di finocchi (intesi come ortaggi), del ‘meglio fascista che frocio’ urlato in tv da Alessandra Mussolini, del fintamente rispettoso ‘signor Guadagno’ ripetuto dal leghista Castelli. Accantonati dileggi e sarcasmi, Vladimir Luxuria— già paragonata a Obama da Piero Sansonetti dopo l’elezione per Rifondazione — flirta con Ignazio La Russa e lancia segnali di disponibilità alla destra”. Lo riferisce il CORRIERE DELLA SERA. ‘Adesso non ho tempo e non mi candido neanche a Miss Italia. Ma se me lo chiedessero più avanti forse non direi di no: vorrebbe dire che è nata una nuova destra liberale, alla Sarkozy’. Nel frattempo, dopo i disagi dell’Isola dei Famosi, Luxuria farebbe un salto volentieri tra i saloni ovattati di Palazzo Chigi: ‘Con la Carfagna ho già collaborato. Se lei o un altro ministro mi chiedessero di lavorare a un progetto sui diritti civili, lo farei volentieri’. Trasformismo? Opportunismo? Nient’affatto. Perché l’esperienza con la sinistra radicale per Luxuria è stata solo una parentesi. Che cancella con un tratto di penna: ‘Non sono mai stata militante. L’unica tessera che ho è quella dell’Avon’. I suoi ex colleghi di scranno non saranno felici. ‘Non sono rimasta in contatto. E comunque sono moralmente onesta: vado dove posso migliorare la vita della gente’. Qualcuno se l’è presa: ‘Mi hanno dato della vigliacca e della traditrice. Ma mi sono arrivati molti più elogi’. Nostalgia delle poltrone, come maligna qualcuno, o ritorno alle origini (suo padre era un almirantiano di ferro), Luxuria sbarca a destra, sdoganata alla Vita in diretta da Ignazio La Russa. Il ‘macho’ di destra, tutto legge e ordine, e l’icona trans, tutta strass e parità di genere, hanno improvvisato un simpatico siparietto, scambiandosi cordialità. La Russa ha aperto ai gay nelle caserme. E già che c’era ha elogiato Luxuria. Che gongola: ‘Se permette, dopo essere trattata per anni come una Cicciolina ridicola ( copyright Mastella), sentire un ministro che dice che ho lavorato meglio di molti suoi colleghi, mi riempie di orgoglio. E poi perché queste cose sulle caserme non le ha dette prima Parisi?’. Quanto basta per dimenticare le molte scortesie ricevute. Come quando Elisabetta Gardini la incrociò nella toilette di Montecitorio e rimase ‘traumatizzata’, sentendosi ‘violentata’. Con Giorgia Meloni che chiosava impietosa: ‘Il Parlamento è diventato un circo Barnum’. Anche a sinistra non sono mancati sarcasmi e battutacce da cinepanettone (‘da falce e martello a falce e pisello’). Grazie alla caparbietà e a un’imprevista preparazione, Luxuria ha conquistato spazio e giudizi benevoli. Attestati di stima da Marina Berlusconi — ‘È preparata, ragionevole, con un grande senso dell'umorismo’ — e persino da Castelli: ‘È intelligente, corretta, per nulla volgare’. Maurizio Gasparri, facendo uno sforzo, ha detto di non trovarla affatto ‘sciocca’. Lei incassa ed esibisce le credenziali: ‘Partecipai a una festa del Tricolore. E a un’iniziativa leghista’. Di Berlusconi disse di non odiarlo: ‘Anche lui si trucca e mette i tacchi’. La battuta su Marrazzo, però, non le è piaciuta: ‘Uno scivolone’. Del resto lei è più attratta da altri nomi: ‘La corrente che mi intriga di più è quella di Fini. La Polverini ha anche aperto sulle coppie di fatto’. Archiviati Paolo Ferrero, che le offrì un posto a Strasburgo, e Fausto Bertinotti, che le fece l’encomio solenne: ‘Ha vinto l’Isola dei Famosi perché è autentica: come il movimento degli Studenti’”. (red)

12. Par condicio, il Quirinale spinge per un accordo

Roma - “La situazione creata dall’approvazione del nuovo regolamento di par condicio da parte della Vigilanza preoccupa Napolitano che, nell’incontrare ieri mattina il presidente Zavoli gli ha ‘raccomandato caldamente’ di trovare una soluzione”. Lo scrive LA STAMPA. “Zavoli ha convocato nel pomeriggio l’ufficio di presidenza della commissione, al quale sono stati invitati anche i vertici Rai, Masi e Garimberti, e il presidente dell’Agcom Calabrò. Garimberti aveva avuto mandato dal consiglio di amministrazione di rappresentare le ‘criticità’ del regolamento, che praticamente azzera i programmi di informazione e affini, a meno che i conduttori accettino di trasformarli in Tribune politiche, con nugoli di candidati e rappresentanti di lista, temi scelti da questi e tempi di intervento uguali per tutti. Il presidente Rai ricorda gli aspetti giuridici, addirittura in contrasto con la legge di par condicio del 2000, che distingue tra comunicazione politica (tribune e affini) e informazione; i danni economici che derivano dal rivoluzionamento dei palinsesti in un periodo di garanzia (si parla di vari milioni di perdita); la limitazione all’autonomia editoriale della Rai e a quella dei giornalisti. ‘E non dimentichiamo il rispetto del pubblico, che ha diritto di non vedere solo Tribune’, aggiunge. ‘In un colpo la politica si mangia editore, giornalisti, ospiti, telespettatori’, sintetizzerà Floris durante la puntata di Annozero dedicata anche a questo argomento. Ciò detto, e tornando a San Macuto, sia Garimberti che Masi ribadiscono la linea Rai: l’azienda applicherà le norme ‘alla lettera’, è la Vigilanza che deve decidere se modificarle o no. La maggioranza però non ne vuole sapere, tanto più dopo il pronunciamento di Berlusconi dell’altro ieri. Lainati e Butti, vicepresidente e capogruppo Pdl, lo dicono chiaro. ‘Così ci renderà conto di quanto questa legge sia liberticida’, spiega Butti. ‘Le faremo la festa nel suo 10° anniversario’, dirà, uscendo Lainati. Al limite, il Pdl è disposto a ragionare sulle interpretazioni. Ma la Rai non ci sta. A questo punto è Rao, Udc, a proporre una mediazione. La Rai faccia una sorta di ‘simulazione’ del palinsesto così come uscirebbe dall’applicazione del regolamento. Si verifichi quali e quante trasmissioni sono coinvolte (si parla addirittura di 50 programmi, compresi quelli radiofonici, non solo Annozero, Ballarò Porta a Porta, Report, ma molti altri, da Unomattina a Chi l’ha visto, La storia siamo noi, fino a Un giorno da pecora; ma è vero che il regolamento parla dei programmi ‘più seguiti’). E si veda quali conduttori ‘ci stanno’ a trasformare le loro trasmissioni in Tribune. Martedì prossimo, ci si rivede in Vigilanza, ‘e decideremo come eventualmente operare’, concede Lainati. Anche Butti parla di una ‘disponibilità del Pdl’. ‘Purché si faccia in fretta. Io devo varare il regolamento per le private entro il 28 febbraio’, fa notare Calabrò. E le regole delle private tradizionalmente ricalcano quelle della Rai. Sarebbe ben strano oggi il contrario: oltre al danno, la beffa’, commenta il capogruppo Pd in Vigilanza Morri. I conduttori (tranne Vespa, che pare abbia già accettato), incontrato Garimberti, aspettano direttive. ‘Rifiutiamo di farci carico della grana’, dice Annunziata. ‘Ci batteremo con tutte le nostre forze per andare in onda come siamo, ma se le cose resteranno così, vi prego di guardare cosa andrà in onda al posto nostro, vi farete un’idea precisa di quel che intendono i politici per buona tv’, dirà Santoro al pubblico aprendo Annozero. Ma Bonino in trasmissione, tra molte polemiche, difende le nuove regole scritte dal radicale Beltrandi e approvate dal centrodestra: ‘Nessun bavaglio, sono regole contro la giungla’”. (red)

13. Iran, milizie governative fanno fuoco sui manifestanti

Roma - “A Teheran è notte, qui e là si accendono ancora bagliori di protesta, drappelli di poliziotti stravolti marciano in strada. Ma è chiaro che ieri l’opposizione iraniana ha perso la partita della festa della Rivoluzione”. Questa la cronaca de LA STAMPA. “Settimane di attesa, come il crescendo di un bolero, poi, il giorno fatidico, i verdi hanno dovuto battere in ritirata. Il regime paga la vittoria con un ulteriore passo verso la militarizzazione della società, in cupo stile nordcoreano. Il geniale, poetico spirito persiano langue tra la caserma e la prigione. La sfida certo non è finita ma s’è iniziato il viaggio nel tunnel del Terrore. Nella capitale, il trentunesimo anniversario della Rivoluzione khomeinista comincia con l’arrivo dei pullman che portano i fan del governo da fuori. Un tale Hamid racconta alla Bbc in persiano: ‘C’era gente da Khorramabad, Zanjan, Hamedan. Non erano mai andati a prenderli così lontano dalla capitale’. La fiumana tricolore si riversa intorno a piazza Azadi dov’è atteso il discorso di Ahmadinejad. Centinaia di migliaia almeno, milioni secondo l’agenzia ufficiale Irna. Ahmadinejad arriva su un’auto bianca, fendendo ondate di folla che paiono sul punto d’ingoiarlo. Minuscolo, spunta dal tetto e saluta con la manina. Sul palco, tra urla ciclopiche e sventolii di bandiere, squaderna l’oliata retorica del noi contro tutti. ‘Per grazia di Dio, abbiamo prodotto la prima partita di uranio al 20 per cento’, boato. ‘Siamo in grado di arrivare all’arricchimento dell’80 per cento, ma non lo faremo perché non ne abbiamo bisogno’, boato. Il presidente lancia una frecciata provocatoria dicendo all’Occidente che l’Iran è in grado di produrre il tipo di uranio necessario per fare l’atomica. Molti esperti in Occidente ieri spigavano che è un bluff persino l’arricchimento al 20 per cento. Ahmadinejad conclude il suo discorso spiegando al presidente Obama che ‘sta sprecando l’occasione per agire in modo corretto’. Se va avanti così finirà per somigliare a Bush. ‘Sta andando in una direzione che è contro i suoi interessi ed è in linea con la volontà dei sionisti’, insomma, dice, diventerà un servo di Israele, come Berlusconi. Israele, invece, ormai è un cliché, ‘si avvicina alla sua distruzione’. Ma i verdi? Facciamo riavvolgere il nastro della giornata: sono le dieci circa di mattino, il leader dell’opposizione Karroubi si presenta in piazza Sadeghieh per scendere verso piazza Asadi. Sgherri in borghese lo attaccano, sparano proiettili colorati contro le sue guardie del corpo, gli spruzzano in faccia spray al peperoncino. Deve fare retromarcia. Gli spaccano il vetro dell’automobile mentre scappa. Qualche minuto dopo arriva la notizia: hanno arrestato suo figlio Ali che aveva cercato di difenderlo. ‘Stiamo curando mio padre per le bruciature agli occhi - dice l’altro figlio Hossein - ha avuto anche problemi ai polmoni. Ma è a casa, non è in ospedale’. Mir Hussein Mousavi non riesce a raggiungere la piazza, circondato dai miliziani è rispedito a casa. Sua moglie Zahra Rahnavard, secondo il sito Kalemeh, viene ‘bastonata’ dai basiji in piazza Sadeghieh. La salva l’intervento della gente che fa scudo intorno a lei. Anche l’ex presidente Khatami è spintonato indietro. Un apparato repressivo mai schierato negli otto mesi dopo le contestate elezioni presidenziali di giugno impedisce che i verdi si radunino, a Teheran come nelle altre grandi città. Ogni minimo assembramento è meccanicamente caricato dagli agenti antisommossa. Centinaia gli arresti. Un clip che stringe lo stomaco, mostra un agente vestito da Terminator riempire di pugni un ragazzo inerme in maglietta arancione. Gli oppositori non riescono a coagularsi in una massa critica, forse perché hanno commesso lo sbaglio di voler puntare su piazza Azadi, stracolma di filogovernativi, invece di scegliere una piazza alternativa. A un certo punto sono sparsi tra piazza Vanak e piazza Sadeghieh, un fronte di almeno 10 chilometri. Secondo il telegrafo di Twitter ieri ci sono stati dai tre agli otto morti. Leila Zarei, 27 anni, sarebbe stata uccisa da un colpo di pistola. Un morto si dice anche a Shiraz. Ma non c’è alcuna conferma. La violenza dello Stato, almeno per ora, ha trionfato. Questa notte molti iraniani dormiranno col cuore in gola, nella paura di sentire bussare alla porta”. (red)

14. Ue, niente soldi per la Grecia

Roma - “Nicolas Sarkozy s’inalbera quando gli contestano il fatto che la dichiarazione dell’Europa sulla Grecia in crisi è solo politica e non contiene proposte concrete. ‘Il nostro ruolo non è quello di favorire la speculazione, non dobbiamo creare agitazione’, sbotta il presidente francese”. Questa la cronaca de LA STAMPA. “I mercati, però, non la pensano allo stesso modo, si aspettavano di più dal vertice informale che ha portato ieri a Bruxelles i Ventisette capi di stato e di governo dell’Ue. Dal lavoro preparatorio del più che rilanciato asse fra Parigi e Berlino è uscito un testo che ribadisce l’impegno di Atene a fare le riforme e quello dell’Unione a intervenire ‘se necessario’. Non abbastanza, a vedere la reazione dei listini, con le Borse deboli e l’euro in picchiata sotto 1,36 col dollaro. In realtà i leader non avevano scelta. Dopo le corsa sulle montagne russe dei giorni scorsi, l’Europa ha fatto quadrato su Atene e, secondo più fonti, ha in tasca anche una strategia per affrontare il peggio, qualora accadesse. Il grosso del lavoro lo hanno fatto mercoledì i ministri economici dell’Eurogruppo, scrivendo la bozza di quella che è stata la dichiarazione finale. Ieri mattina una lunga serie di incontri in varie formazioni, ma sempre pilotati da Sarkozy e dalla cancelliera Merkel, l’ha affinata. Il testo è poi stato approvato dai leader e il presidente stabile dell’Ue, Herman Van Rompuy, ha sfidato la neve per leggerlo. Due volte, visto che la prima era troppo lontano dai microfoni perché qualcuno sentisse. Il senso del messaggio è riassunto in due parole, responsabilità e solidarietà. La prima si riferisce alla Grecia, ‘chiamata a realizzare tutte le misure alle quale si è impegnata, in modo rigoroso e determinato per ridurre di 4 punti (dal 12,7% del pil) il deficit nel 2010’. La seconda la promettono i Ventisette ‘pronti a un’azione determinata e coordinata, se necessario, per salvaguardare la stabilità nell’Eurozona’, posto che i greci ‘non hanno richiesto alcun sostegno finanziario’. Una frase, questa, che Van Rompuy ha usato per rispondere alla domanda ‘dove sono le misure concrete?’. Non ci sono, ‘perché non servono’. L’intento politico, secondo i leader, dovrà essere consolidato almeno in parte dall’Eurogruppo nell’incontro in programma lunedì nella capitale belga. ‘Ci siamo messi d’accordo sugli strumenti con cui aiutare la Grecia in caso di bisogno - ha spiegato il presidente dei ministri economici dell’Eurozona, Jean-Claude Juncker -. Adesso si tratta di affinarli’. Silenzio sulle armi disponibili. Il lussemburghese si è limitato a precisare che ogni possibile mossa dovrà essere ‘coordinata’ e non ha escluso il ricorso a ‘strumenti europei’ come gli eurobond. Sul tavolo anche la possibilità di prestiti bilaterali concertati, l’accensione di crediti sul modello Fmi, o garanzie di debito attribuite da singoli stati. L’altro Jean-Claude dell’Economia, il presidente della Bce Trichet, assicura con la Commissione ‘manterrà uno stato di allerta permanente’. I controlli di Bruxelles saranno periodici da marzo. Il premier greco Papandreou giura di voler ‘fare più di quanto negoziato’, lo dice per essere certo di potersi presentare agli elettori e ai mercati con la solida stampella comunitaria. Sarà dura, la protesta impazza. ‘Non lasceremo indietro nessuno’, ha promesso Sarkozy. ‘C’è accordo politico, ora va attuato’, ha detto Van Rompuy, prima di spostare l’attenzione sul lungo periodo e parlare del piano di sviluppo europeo per il 2020, su cui si è avuto un primo dibattito. Ci saranno meno obiettivi e più controlli rispetto alla fallita Strategia di Lisbona. Per i dettagli è presto anche qui. Nell’attesa, Francia e Germania dicono che ‘andando mano nella mano’, saranno ‘il motore’ della nuovo governo economico europeo”. (red)

15. Ue, le pazze spese dell’Europarlamento

Roma - “‘Risparmiate, non sperperate’, dice giustamente l’Unione Europea ai 27 Paesi, nel suo vertice straordinario sulla crisi economica. Ma non sempre è facile, risparmiare”. Lo scrive il CORRIERE DELLA SERA. “Al Parlamento Europeo, per esempio, 5 minuti a piedi dalla sede del vertice, vari manifesti annunciano oggi la riapertura del centro sportivo interno, interamente rinnovato. Slogan: ‘New Gym, new you’, ‘nuova palestra, nuovo tu’. Dotazione: sale di massaggi, allenamento, squash, fisioterapia, la terapista Beatrice, insomma tutto ciò che serve — dicono i depliant — ‘a prendervi cura del vostro benessere, del vostro relax, a coccolarvi…’. Prezzo dei lavori di rinnovamento, appena terminati: euro 2.660.306,48, di cui 218.850,92 per studi e progetti. ‘Erano indispensabili — giura uno dei clienti — per adeguarsi alle norme di sicurezza’. Invece non si sa ancora quanto costerà il nuovo Centro visitatori, 6000 metri quadri, ‘uno dei più grandi al mondo’ come spiegano i documenti. Che ne descrivono anche la trovata più intrigante: un ‘gioco di ruolo’, nel quale le scolaresche ‘simuleranno le attività legislative della Ue’. Per poter produrre il gioco in tutte le lingue ‘è stato necessario scegliere un cast di oltre 350 attori’. Risparmiare non è facile, neppure quando bisogna far conoscere all’esterno l’attività dell’Europarlamento, in tutta la Ue. È il compito dei vari Uffici informazione, che hanno naturalmente i loro costi. L’ufficio di Roma, per esempio, è costato nel 2008 2.514.086 euro, di cui 1.115.484 di spese per il personale. Tutti insieme, i 33 Uffici informazione sparsi per il continente sono costati 41.030.615 euro, di cui 17.548.935 in spese per il personale. Risultati operativi? In uno degli ultimi sondaggi svolti proprio dall’Europarlamento, alla domanda ‘ritiene di essere bene informato sulle nostre attività?’, il 73% degli intervistati italiani ha risposto ‘male informato’. Come quasi ogni azienda, anche l’Europarlamento ricorre poi alle consulenze esterne: 5.447.804,14 euro spesi solo dal ‘direttorato politiche interne’. E le traduzioni? Ben 1,8 milioni di pagine sono state tradotte. Ma 705.000, il 39%, sono state affidate a traduttori esterni: ogni pagina tradotta ‘fuori’, calcolano gli stessi responsabili degli uffici, costa sui 30 euro. Per non parlare degli interpreti simultanei: 37,8 milioni di euro sono stati spesi per compensare 53.357 giorni di lavoro degli interpreti dipendenti dal Parlamento. Ma poi, sono stati chiamati in soccorso anche molti ‘esterni’. E a parità di tempo impiegato, loro sono costati molto di più: 46.178.220 euro per 44.642 giornate di lavoro. E i colpi di sfortuna? Nell’agosto 2008 crollò — non era la prima volta— una parte del tetto a Strasburgo: le riparazioni hanno richiesto finora 8.812.631 euro. Meno, molto meno, sono costate le ultime auto acquistate per i gruppi politici e i loro leader: nel 2008 un’Audi A8, 3 Bmw 730 a iniezione, 2 Fiat, e così via; nel 2009 2 Audi, ancora 3 Bmw 730, 4 Mercedes E250 cdi. Dove invece si è riusciti a fare vera economia, così almeno sembra, è stato nei rimborsi per i viaggi aerei motivati dal lavoro parlamentare. Fino all’anno scorso, il rimborso era forfettario e basato su una (costosa) tariffa piena in classe economica. E offriva l’esca per un’accusa costante contro gli eurodeputati, da parte degli euroscettici: ‘Chi prende un volo low-cost, spende molto meno, e poi può intascare la differenza’. Ora il dilemma è stato risolto: niente forfait, niente sospetti di ‘creste’, si rimborsa solo il prezzo effettivo del biglietto a tariffa piena. Biglietto di classe business, non più economica”. (red)

16. Pensioni, l’allarme di Berlusconi: Pesano sui bilanci

Roma - “Con la crisi che morde e che ora si fa sentire sui debiti degli Stati, il nodo delle pensioni torna al centro dei dibattito politico non solo in Italia, ma soprattutto in Europa”. Lo scrive LA STAMPA. “Ieri al vertice straordinario di Bruxelles, un po’ a sorpresa il premier Silvio Berlusconi ha posto il problema della riforma delle pensioni e della necessità di allungare l’età del lavoro. Una mossa che ha riaperto il tema in Europa e scatenato in Italia le polemiche di sindacati e centrosinistra. ‘Ho posto sul tavolo il problema dell’età pensionabile, perché è un’esigenza da parte di tutti’ ha detto ieri il presidente del consiglio, aggiungendo che ‘le pensioni stanno pesando sempre di più sui bilanci di tutti gli Stati. Che sia un’esigenza di molti Paesi Ue lo dimostra la Grecia che, per rientrare dal colossale deficit, ha appena varato una riforma per alzare l’età pensionabile. Sul problema sta riflettendo anche la Francia. Il presidente Nicolas Sarkozy punta, secondo il quotidiano Le Figaro, ad adottare in parlamento a luglio un progetto di legge che combina l’estensione della durata dei contributi e l’innalzamento dell’età pensionabile. Qualche giorno fa il premier francese Francois Fillon aveva detto che ‘nessuno può attendersi decisioni facili, la situazione dei nostri conti pubblici e sociali dipenderà dal modo in cui avremo riformato il nostro regime pensionistico’. Tornando all’Italia, qualche dato preoccupante sul sistema pensionistico è arrivato dalla Corte dei Conti. Nell’ultima relazione, la Corte ha evidenziato sì che i risultati dell’Inps sono positivi, ma ha anche spiegato che i saldi sono a rischio con la crisi, il calo delle entrate contributive e l’aumento della spesa pubblica che dipende come scrive la Corte anche dalla ‘marcata dilatazione strutturale delle pensioni’. Un segnale d’allarme che sembra aver colto Berlusconi. Anche se le dichiarazioni del premier sulle pensioni sono arrivate un po’ a sorpresa. Soprattutto perché mercoledì, in un’intervista a Sky Tg24, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi aveva detto che il sistema pensionistico italiano ‘è al riparo da pericoli di non sostenibilità ed esclude che si debbano realizzare ulteriori riforme’ dopo quella legata all’aumento delle aspettative di vita. Sulle pensioni chiude la porta a Berlusconi, il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: ‘Abbiamo già fatto un accordo, anche con questo Governo, sulla riforma previdenziale’. Mentre il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, minimizza la portata dell’annuncio del premier: ‘i problemi che Berlusconi solleva gli ricadono sempre sui piedi: è successo col fisco, può succedere anche con le pensioni’. E l’ex ministro del lavoro Cesare Damiano ricorda, proprio a Berlusconi, che ‘l’età pensionabile in Italia è progressivamente in aumento e che nel 2013 non sarà possibile andare in pensione senza avere come minimo 61 o 62 anni di età’”. (red)

17. Fiat, ecco il ritorno in Russia

Roma - “C´era anche Vladimir Putin alla firma dell´accordo col quale Sergio Marchionne muove ora alla conquista del posto di secondo player nel mercato russo alle spalle di Autovaz alleata dei francesi della Renault”. Questa la cronaca de LA REPUBBLICA. “E´ questo infatti l´obiettivo della joint venture sottoscritta ieri tra la Fiat e la Sollers (gruppo Severstal che fa capo all´oligarca Alexiei Mordashov), a Nabiriezhni Celni (Tatarstan), mille chilometri a est di Mosca: tecnologia italiana e finanziamenti russi per arrivare a produrre entro il 2016 mezzo milione di vetture di cui non meno di un 10% destinato all´export. ‘Una vera alleanza globale’, l´ha definita l´ad del Lingotto ricordando che in meno di quattro anni con Severstal si è passati dall´assemblaggio di due modelli a questo importante accordo in un paese nel quale Fiat è presente con alterne fortune da circa un secolo. Un anno dopo l´avvio dello sbarco in America la Fiat punta dunque sulla Russia e lo fa senza mettere mano alle sue finanze. L´alleato è un partner acquisito già nel 2005 e che, dopo aver fatto da importatore e distributore di vetture Fiat nel mercato russo, ha messo a disposizione gli impianti per l´assemblaggio dell´Albea e dei furgoni Doblò e Ducato. Il nuovo passo è ora l´assemblaggio della Linea (auto lanciata in Turchia e destinata ai paesi emergenti) oltre alla creazione di un centro di progettazione e produzione di nove modelli compreso quelli che nasceranno sulla base dell´alleanza Fiat-Chrysler. Il valore complessivo dell´operazione sarà di 2,4 miliardi di euro di cui 300 milioni corrispondono agli asset conferiti nella joint venture e 2,1 verranno assicurati dal governo come prestito agevolato a lungo termine. L´accordo potrebbe anche includere la produzione di una jeep tenuto conto che la Sollers già ne realizza una, la Uaz Patriot, nel suo stabilimento in Estremo Oriente e il cui primo modello è stato promesso da Putin a Berlusconi. Il 50% dei componenti, inclusi cambi e motori, sarà prodotto in Russia dove è prevista la creazione di un parco tecnologico per la componentistica che sarà necessaria in futuro. Dopo Togliattigrad la Fiat ha tentato più volte un altro colpo grosso in Russia. Ci riprova adesso anche se il momento può sembrare poco propizio. Dopo aver toccato la soglia di 2,8 milioni di vetture vendute nel 2008, il mercato russo lo scorso anno ha infatti subito un tracollo che lo ha dimezzato. Ma la previsione è che entro i prossimi dieci anni possa raggiungere la quota di 4 milioni di vetture. E´ in questa prospettiva che Marchionne ha puntato alla nuova alleanza con la quale potrà avvicinarsi alla soglia dei 5,5-6 milioni di vetture da lui indicata come garanzia di permanenza tra i grandi mondiali dell´auto. Sul fronte italiano, infine, l´ad Fiat prosegue nell´offensiva del fair play con una lettera al ministro Scajola nella quale ha confermato la ‘totale disponibilità’ del gruppo a trovare una soluzione per Termini Imerese: ‘Abbiamo annunciato la decisione su Termini con trenta mesi di anticipo - si legge nella lettera - proprio per lasciare un ampio margine di tempo al necessario processo di riconversione’”. (red)

18. Chiesa, Bertone: Non si governa come una democrazia

Roma - “‘La Chiesa non si governa come una democrazia’. Ma anche il ‘potere’ ecclesiale - mai ‘divisibile’ sulla base di decisioni prese a maggioranza - ed i diritti umani, ‘valori universali’ sempre al di sopra di qualsiasi voto. Lezione su ‘Chiesa e democrazia’ - ieri in Polonia - del cardinale segretario di Stato della Santa Sede, Tarcisio Bertone, all´università di Wroclaw dove ha ricevuto una laurea honoris causa”. Questa la cronaca de LA REPUBBLICA. “Occasione per il porporato di tornare a parlare in pubblico dopo i clamori suscitati dal fermo comunicato stampa della Segreteria di Stato vaticana emesso martedì scorso per smentire le voci su un coinvolgimento dello stesso cardinal Bertone e del direttore dell´Osservatore Romano Giovanni Maria Vian nel caso Boffo-Feltri. Ovviamente, nessun cenno nella lectio magistralis alla complicata vicenda che 5 mesi fa portò alle dimissioni del direttore del quotidiano cattolico Avvenire, Dino Boffo, per gli attacchi del foglio berlusconiano, Il Giornale, diretto da Vittorio Feltri. ‘La democrazia, come ogni sistema costituzionale - spiega tra l´altro Bertone - , è una struttura di potere, che si pone perciò, al pari di ogni sistema di governo, essenzialmente in termini di ripartizione di potere’. ‘Tale dinamica - avverte il porporato - diventa equivoca nella Chiesa’ perché ‘il rapporto strutturale, anche a livello decisionale-operativo, tra la gerarchia e il popolo di Dio, non può mai essere posto in termini di ripartizione di potere’. In definitiva, se la Chiesa è governata da un voto di maggioranza ‘diventa una Chiesa puramente umana, dove l´opinione sostituisce la fede’. Analogo ragionamento anche per i diritti umani, che per Bertone sono ‘universali perché non dettati da un voto assembleare’. Tuttavia, ‘oggi - ha denunciato il porporato - si parla spesso, più che di diritti umani, di diritti individuali, trasformando desideri da soddisfare in diritti’. Ricordando cosa disse in proposito Benedetto XVI nel 2008 all´Onu, dove sostenne che ‘i diritti trovano il loro fondamento nella legge naturale’, e separarli da essa ‘significherebbe cedere a una concezione relativista’”. (red)

19. Mandela, vent’anni fa tornava uomo libero

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Roma - “Undici febbraio 1990, era una domenica: ‘amandla ngawethu’, potere al popolo, gridava la gente ebbra di gioia davanti alla prigione di Victor Verster. Sì, era davvero un grande giorno, la storia aveva fatto tappa nel cuore delle vigne degli afrikaner, linde come un giardino. Dopo 26 anni il sepolto vivo dell’apartheid, Nelson Mandela, tornava libero”. Questa la cronaca de LA STAMPA. “Era lo stesso slogan che scandivano ieri alcune centinaia di militanti e di notabili riuniti per l’anniversario: facce di anziani, pochi ragazzi, clima da reduci. Mandela non c’era: a 91 anni, malato, amministra, filtrato dal rigido controllo dei suoi parenti, un po’ apostoli e un po’ manager, la propria leggenda mondiale. Ha fatto solo una apparizione silenziosa in Parlamento. C’era, a Victor Verster, la sua statua, immensa, il pugno chiuso levato a guidare le masse a nuovi destini, sopravvivenza bronzea di stagioni di australe realismo socialista e di invecchiate illusioni. Tra i notabili del partito al potere, l’Anc, sgambettava Cyrhil Ramaphosa: venti anni fa era uno dei capi della resistenza, oggi è un milionario sazio e soddisfatto: quale simbolo migliore di un anniversario in cui il Sudafrica si specchia nel proprio mito e cerca di non vedere la differenza tra il cielo di molte terre promesse e la terra di tanti paradisi perduti? ‘L’annuncio che stavano per liberarlo ci colse di sorpresa - raccontava spulciando tra il fogliame dei ricordi l’uomo d’affari - in fondo solo nove giorni prima eravamo ancora un partito illegale! E invece allora tutto andava in fretta, meravigliosamente in fretta’. Il regime bianco non poteva attendere, l’armatura dell’apartheid si stava sfasciando; Mandela, con cui le trattative si svolgevano da tempo segretamente, era la garanzia, l’unica, che il destino della tribù di africani bianchi non sarebbe finito in un ultimo capitolo fitto di vendette e di sangue. Il servizio d’ordine lo affidarono a un prete cattolico, ai militanti dissero di mettersi qualcosa che assomigliasse a una divisa e di assumere un atteggiamento deciso. Ma quando Mandela uscì la folla li travolse, dopo pochi minuti lo persero di vista. Lo ritrovarono, grazie a un poliziotto bianco; sorseggiava un tè con i piedi nudi, in casa di un sostenitore. Tutto iniziò di lì: lo smantellamento di crudi e disumani lineamenti dello ‘sviluppo separato’, le elezioni libere, la leggenda buona del Paese-arcobaleno dove nemici feroci si erano dati la mano. Tutto per la tenacia, la intelligenza politica, la tolleranza di un uomo; ‘l’uomo del perdono e della democrazia’, come ha ricordato ieri l’Onu guidando l’alluvione planetaria di applausi tributi incensamenti. Retorica, inevitabile: è il Mandela versione ‘Invictus’, hollywoodiano, mieloso, taumaturgico nella sua bontà onnisciente, con il distacco dei santi e nello stesso tempo l’imprescindibile universalità degli idoli moderni. Trasposizione pacifista di Guevara, pronto per le magliette e le marche di birra politicamente corrette. E dietro la festa, il fracasso, sedici anni dopo che i neri hanno preso il potere e alla vigilia di un’altra gigantesca autocelebrazione come i mondiali di calcio, c’è la constatazione che il ricordo di quei giorni memorabili sfuma, avanzano generazioni che non hanno conosciuto l’apartheid ma provano la miseria di oggi. Dal 1994 l’Anc vince tutte le elezioni e si sforza di applicare il bricolage moderato di Mandela per rassicurare il mondo degli affari: e il 43 per cento dei 48 milioni di africani vive con meno di due dollari al giorno. Certo bianchi e neri convivono, spesso affratellati in una unica borghesia grassa e soddisfatta. Ma che cosa è la violenza che strazia la società se non una strisciante e pericolosa seconda rivoluzione? Gli esclusi di allora sono ancora gli esclusi di oggi: il reddito mensile dei neri è cresciuto del 37,3 per cento. Quello dei bianchi dell’83,5. L’Aids falcia generazioni intere. I successori, Mbeki e ora Zuma, non assomigliano al padre della patria, sono gerarchi arroganti o pericolosi mestatori di estremismi tribali. Lo hanno usato come copertura: lui ha accettato di esserlo. I sudafricani applaudono riconoscenti ‘Tata’, il Grande Padre e i suoi indimenticabili 91 anni: ma scrutano la famelica dittatura di una classe politica di arricchiti, di corrotti. E aspettano un altro Mandela”. (red)

20. Arte, confiscato il Lisippo: l’Italia sfida il Getty

Roma - “Il pescatore Romeo Pirani sarebbe contento per la decisione presa ieri dal tribunale di Pesaro di confiscare la statua dell´Atleta vittorioso, attribuita al greco Lisippo e ora in mano al Getty Museum di Los Angeles”. Lo scrive LA REPUBBLICA. “Morto nel 2004, era stato lui a ripescarla trent´anni prima al largo di Fano e poi a rivenderla illegalmente a un imprenditore di Gubbio per cinque milioni di lire. Pentito per quella pesca miracolosa e fraudolenta, Pirani pose una delle 8000 firme della petizione che chiedeva di far tornare in città, una volta rientrato in Italia, il prezioso bronzo ellenistico. Ma la battaglia per riconquistare l´Atleta di Fano non è ancora vinta. Ieri la Fondazione californiana ha annunciato che farà ricorso in Cassazione contro la decisione del gip Lorena Mussoni che ordina di confiscare il capolavoro ‘al Getty Museum o ovunque si trovi’. È la prima volta che si arriva davanti a un giudice per risolvere una controversia Italia-Usa sulla restituzione di capolavori del patrimonio italiano. Due anni fa il ministro dei Beni culturali di allora, Francesco Rutelli, portò a casa decine di reperti archeologici. E molti furono restituiti dallo stesso museo californiano. ‘Con la confisca decisa a Pesaro ora il Getty dovrà dare applicazione al nostro accordo’, ha ribadito ieri Rutelli. Accordo in base al quale ‘le parti accettano di discutere - si legge nel sito stesso del museo - la restituzione dell´Atleta dopo il procedimento in corso a Pesaro’. Ma Oltreoceano non ci pensano proprio. ‘L´Atleta vittorioso è greco e non italiano e poi non l´abbiamo sottratto, all´epoca il museo lo pagò appropriatamente (3,9 milioni di dollari nel 1977, ndr) e non c´è stato niente di criminale nelle nostre azioni’, precisa la portavoce della Fondazione, Julie Jaskol. Che sostiene: ‘Il ritrovamento avvenne in acque internazionali’. E cita una sentenza del tribunale di Pesaro del 2007 in cui si ribadiva la ‘buona fede’ della Fondazione americana. ‘No, non è stato un acquisto fatto in buona fede’, replica l´avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli protagonista, con il ministero e i carabinieri del Nucleo tutela, delle indagini sull´affare Atleta ripescato a Fano ma che in California chiamano ormai "The Getty Bronze". ‘I documenti ritrovati dimostrano’ che i responsabili del museo ‘erano in malafede’ e che ‘hanno anzi occultato le prove’, sostiene Fiorilli. E il suo collaboratore, Stefano Alessandrini, di Italia Nostra: ‘Per le altre opere in loro possesso, sono capaci di risalire con le carte ad origini molto lontane. In questo caso ci si ferma invece al documento di acquisto con Artemis’. La società aveva acquistato il bronzo forse direttamente in Italia, l´aveva mandato a restaurare e proposto ai musei Usa. Era il 1972 e l´allora direttore del Metropolitan di New York desistette dall´acquisto, nonostante la bellezza del pezzo, per la provenienza dubbia. E lo stesso fece J. Paul Getty Senior, che chiese una serie di verifiche, mai effettuate. La vendita fu perfezionata solo dopo la sua morte, per quasi quattro milioni di dollari. Il Getty ha deciso di andare in Cassazione. ‘Ora il governo italiano riprenderà le trattative’, annuncia l´avvocato Fiorilli. ‘Ma se non daranno esisto positivo, faremo causa in America’”. (red)

Il deserto avanza...

Una società disgregata. A iniziare dai genitori